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  • direzione167

Un coach come padre

Recensione di Simona Balduzzi



Titolo originale: Un coach come padre Anno: 2022 Paese: Italia Genere: documentario Durata: 53 min Soggetto: Massimiliano Finazzer Flory Regia: Massimiliano Finazzer Flory Sceneggiatura: Massimiliano Finazzer Flory Produzione: Movie & Theatre Fotografia: Davide Trotta Montaggio: Lorenzo di Nola Musiche: Raffaele Inno Cast: Sandro Gamba, Dino Meneghin, Dan Peterson, Rosi Bozzolo , Renato Villalta, Meo Sacchetti, Pier Luigi Marzorati, Carlo Caglieris, Giorgio Rubini, Enrico Gilardi, Renato Villalta.


Trama La storia del grande Sandro Gamba, cestista e coach che arrivo’ a risultati invidiabili nel campo della pallacanestro nazionale ed internazionale : emblema di una generazione, ma soprattutto esempio di coraggio e di forza.



Recensione

Vincitore del Primo Premio “Guirlande D’Honneur” alla 40 esima edizione di “Sport Movies & TV- Milano International FICTS Fest”- Federation Internationale Cinema Television Sportifs (FICTS)- il film del regista e attore Massimiliano Finazzer Flory , in collaborazione con la FIP , restituisce al pubblico tutto il pathos legato ad un personaggio sportivo , per mezzo di una narrazione che mira dritto al recupero della dignita’. Le inquadrature , magistralmente ideate , sembrano spiare tra i ricordi di Sandro Gamba -ex cestista e allenatore italiano di pallacanestro , membro del Naismith Memorial Basketball Hall of Fame dal 2006 in qualità di allenatore e dell'Italia Basket Hall of Fame in qualità di giocatore. E lo fanno guardando dal buco della serratura, quasi sottovoce, tra immagini sincopate dal passato e scene di uno spaccato contemporaneo. Sono tutti del protagonista i primissimi piani , un omaggio alla forza del campione ; inizialmente per se’ , poi a favore dei suoi giocatori che stringe in una morsa disciplinata di rigore , ma che e’ pronto a difendere con la ferocia di una madre alla quale siano attaccati i cuccioli . Simbolismo e gioco di contrasti, vengono magistralmente destreggiati da Finazzer Flory , che incanta lo spettatore per mezzo di una narrazione equilibrata , dove nulla e’ lasciato al caso ; ovviamente . L’attacco sancisce fin dalle prime immagini un ritmo che e’ gia’ di per se’ codice linguistico : “Un coach come padre” (2022) non fa distinzioni di genere , ne’ di eta’: punta dritto al cuore e parla concisamente , trascinandoti poderosamente altrove . Evita con saggezza i cliché’ Finazzer Flory , che tuttavia non rinuncia a qualche retaggio animico; solo per i piu’ accorti. La trasversalità’ e’ precisa e didascalica , a partire dalla scelta del cast : diverse le etnie e le eta’ , per un messaggio collettivo , pre- destinato ad essere colto . Denso di una fotografia (Davide Trotta) che rinuncia agli eccessi del saturo ; quasi a svelare la reale potenza della volontà’ umana, la quale non necessita di sovrastrutture. Eppure la storia ha sapore “epico”- come afferma lo stesso regista - e definisce una trama struggente , ben supportata da musiche (Raffaele Inno) che tuonano dentro . Il desiderio di vincere , naturalmente , non si dissocia mai dalla fatica . Per il regista il ricordo si fa simulacro imprescindibile , per imparare a guardare al futuro.



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