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Trump minaccia “Un’intera civiltà probabilmente morirà”. Palazzo Chigi “Popolazione civile non può pagare colpe dei propri governanti”

  • redazione
  • 2 ore fa
  • Tempo di lettura: 6 min
WASHINGTON (STATI UNITI) (ITALPRESS) – “Stanotte un’intera civiltà morirà, per non essere mai più riportata in vita. Non voglio che accada, ma probabilmente succederà. Tuttavia, ora che abbiamo un cambio di regime completo e totale, dove prevalgono menti diverse, più intelligenti e meno radicalizzate, forse qualcosa di rivoluzionario e meraviglioso potrà accadere, chi lo sa? Lo scopriremo stanotte, in uno dei momenti più importanti della lunga e complessa storia del mondo. Quarantasette anni di estorsioni, corruzione e morte, finalmente finiranno. Dio benedica il grande popolo dell’Iran”. Così su Truth il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

P.CHIGI “POPOLAZIONE CIVILE NON PUÒ PAGARE COLPA DEI PROPRI GOVERNANTI”
“Il Governo italiano continua a seguire con estrema attenzione l’evolversi della crisi in Medio Oriente e il rischio di un’ulteriore escalation militare che potrebbe coinvolgere l’intero territorio iraniano, senza distinzione tra obiettivi strategici, militari e civili. L’Italia ribadisce la propria ferma e risoluta condanna nei confronti delle condotte destabilizzanti del regime di Teheran: dagli attacchi missilistici che minacciano la sicurezza delle nazioni del Golfo, alle reiterate intimidazioni volte a compromettere la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz — arteria vitale per l’economia globale — fino alla sistematica e brutale repressione interna del proprio popolo. Tuttavia, è fondamentale distinguere nettamente tra le responsabilità di un regime e il destino di milioni di cittadini comuni. La popolazione civile iraniana non può e non deve pagare il prezzo delle colpe dei propri governanti. Il Governo italiano condivide quanto già dichiarato dalle istituzioni dell’Unione europea sulla necessità di preservare l’integrità delle infrastrutture civili, oltre che l’incolumità della popolazione iraniana, e auspica che si possa presto giungere a una soluzione negoziale della crisi”. Lo si legge in una nota di Palazzo Chigi.


MEDIA, CANALI DI COMUNICAZIONE CON GLI USA NON SONO CHIUSI
“I canali diplomatici e di colloqui indiretti con gli Stati Uniti non sono chiusi”. Così il Tehran Times su X, dopo che in precedenza aveva dato la notizia della chiusura di tutti i canali di comunicazione tra Washington e Teheran.
PASDARAN “PRONTI A ESTENDERE OLTRE REGIONE NOSTRA RISPOSTA A USA”
I pasdaran iraniani si sono detti “pronti a estendere” la risposta agli attacchi Usa se questi “oltrepasseranno” quelle che vengono considerate “linee rosse” da parte di Teheran. Lo riferisce l’emittente Al Jazeera rilanciando a sua volta quanto riferito dai media statali iraniani. Secondo una nota dei pasdaran, se gli Stati Uniti colpiranno infrastrutture civili i guardiani della rivoluzione islamica “non esiteranno a rispondere con la stessa moneta”. “La dirigenza americana non è in grado di calcolare le risorse critiche che sarebbero alla portata dei nostri combattenti, se (gli Usa) attaccassero le nostre infrastrutture”, aggiunge il comunicato. “La nostra risposta si estenderà oltre la regione se l’esercito statunitense oltrepasserà le nostre linee rosse”, precisa ancora la nota riportata dai media iraniani.



AXIOS “SU ISOLA DI KHARG RAID USA CONTRO OBIETTIVI MILITARI”
Gli attacchi sull’isola di Kharg sferrati nelle scorse ore dalle forze statunitensi non erano diretti contro le infrastrutture petrolifere, ma contro obiettivi militari già colpiti in precedenza. Lo riferisce il giornalista di Axios, Barak Ravid, sul proprio account X citando una fonte militare americana. In precedenza i media iraniani avevano riportato di attacchi contro l’isola situata nel Golfo Persico, in prossimità dello Stretto di Hormuz.
FORTI ESPLOSIONI A TEHERAN
Forti esplosioni sono state udite nella notte a Teheran e nella vicina città di Karaj, a ovest della capitale iraniana. Lo riferiscono le agenzie di stampa iraniane Mehr e Fars. Secondo le due agenzie, sono risuonati boati in diverse zone di Tehran e Karaj, senza che al momento siano stati forniti ulteriori dettagli su eventuali obiettivi colpiti o danni provocati. Altre fonti mediatiche iraniane hanno parlato inoltre di esplosioni “senza precedenti” udite nella città di Shiraz. In parallelo, la provincia di Isfahan, nel centro dell’Iran, è stata interessata da una serie di esplosioni sparse che hanno coinvolto diversi siti, tra cui i dintorni dell’aeroporto di Kashan. Lo riportano ancora media locali. Le stesse fonti indicano danni provocati dall’attacco all’aeroporto, mentre altri boati sono stati avvertiti nei pressi di un deposito di munizioni a sud di Isfahan e in varie aree della provincia, inclusa la città di Najafabad. Nel sud del Paese, infine, sono state segnalate esplosioni anche sull’isola di Kish, anche se non sono stati resi noti né la natura degli obiettivi né l’entità delle perdite.


Un fonte di sicurezza irachena ha riferito che ci sono stati morti e feriti tra i civili a seguito della caduta di un drone su un quartiere residenziale della città di Erbil, capitale della Regione del Kurdistan iracheno. Secondo un corrispondente di Al Arabiya, si è udito inoltre il boato di un’esplosione provocata dall’intercettazione di un altro drone nei cieli della città. Sempre nella notte tra lunedì e martedì, la stessa fonte ha precisato che i sistemi di difesa aerea hanno intercettato due droniche tentavano di colpire l’aeroporto internazionale di Erbil. Non sono state registrate vittime né danni materiali. I due droni erano stati avvistati nei cieli di Erbil e si ritiene fossero diretti verso la zona dell’aeroporto, prima di essere abbattute. La fonte ha aggiunto che anche l’edificio del Consolato americano ad Erbil è stato oggetto di un tentativo di attacco con droni, prontamente sventato senza provocare perdite.
Il vice governatore della provincia iraniana di Qom ha dichiarato che gli attacchi attribuiti a Israele e Stati Uniti hanno colpito una zona fuori dai confini della città, senza segnalare al momento vittime. Lo ha riferito l’agenzia di stampa iraniana Mehr, citando il vice governatore per gli affari politici e di sicurezza. Secondo la prima versione ufficiale, l’obiettivo sarebbe stato un’area esterna all’abitato urbano. Nelle stesse ore, media iraniani hanno invece segnalato esplosioni e attacchi in diverse zone di Teheran, in particolare nei quartieri occidentali e centrali della capitale, oltre che nell’area di Parchin a sud-est della città. Parchin è un sito militare sensibile storicamente legato a programmi missilistici e, in passato, a sospette attività nucleari.


Le informazioni restano frammentarie e in evoluzione: le autorità iraniane tendono spesso a minimizzare inizialmente i danni o a circoscrivere i bersagli, mentre aggiornamenti successivi da fonti locali parlano talvolta di vittime anche tra i civili. Gli attacchi si inseriscono nel quadro del conflitto in corso tra Iran da una parte e Israele-Stati Uniti dall’altra, con ripetute ondate di raid aerei su obiettivi militari, missilistici e infrastrutturali iraniani.
Dei raid aerei hanno colpito un ponte in Iran, a sud di Teheran, uccidendo due persone e ferendone tre. E’ quanto riportato dall’agenzia di stampa ufficiale iraniana Irna, che cita un funzionario locale. “Un aggressore nemico americano-sionista ha attaccato il ponte ferroviario di Yahya Abad nella città di Kashan”, ha dichiarato Akbar Salehi, vicegovernatore della provincia di Isfahan. “Nell’attacco, due persone sono rimaste uccise e tre ferite”, ha proseguito.


IRAN AI GIOVANI “FORMATE CATENE UMANE DAVANTI A CENTRALI ELETTRICHE”
Nel giorno in cui è prevista la scadenza dell’ultimatum del presidente Usa, Donald Trump, Teheran ha esortato “tutti i giovani, atleti, artisti, studenti, professori” a formare catene umane intorno alle sue centrali elettriche. Trump ha minacciato di distruggerle e l’Iran ha promesso “devastanti ritorsioni”. Nel timore che ciò avvenga, l’Arabia Saudita ha chiuso il ponte col Bahrein. Ed intanto, Israele si rivolge alla popolazione iraniana sconsigliando fino a sera l’uso dei treni e in generale la vicinanza alle linee ferroviarie.
IL TIMES “KHAMENEI RICOVERATO IN GRAVI CONDIZIONI”
La Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei sarebbe in stato di incoscienza e sta ricevendo cure mediche nella città di Qom. Lo riporta il quotidiano britannico Times citando un memorandum diplomatico basato su valutazioni dell’intelligence israeliana e statunitense secondo cui Khamenei sarebbe in condizioni che non gli consentono di partecipare ad alcun processo decisionale del regime”.


ALL’ONU VETO DI CINA E RUSSIA SULLA RISOLUZIONE PER HORMUZ
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha votato una risoluzione sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, ma il testo arrivato al voto, nonostante i compromessi profondi che ne hanno progressivamente ridotto la portata, ha sbattuto sul veto di Cina e Russia. I 9 sì (due le astensioni, Colombia e Pakistan) non sono bastati, infatti i “no” delle due potenze permanenti hanno annullato la risoluzione. La proposta, inizialmente avanzata dal Bahrain – che questo mese presiede il Consiglio – puntava a ottenere una base legale per garantire la sicurezza della navigazione in uno dei passaggi energetici più cruciali al mondo, attraverso cui transita circa un quinto del petrolio globale. Nel corso dei negoziati, però, le resistenze di Russia e Cina hanno costretto a rivedere più volte il linguaggio. La formulazione originaria, che prevedeva l’uso di “tutti i mezzi necessari” – inclusa quindi la possibilità di un intervento militare – è stata prima limitata a misure “difensive”, e infine ulteriormente annacquata, eliminando ogni riferimento esplicito a un’autorizzazione del Consiglio.



Il testo finale si limitava a incoraggiare gli Stati interessati a coordinare sforzi di natura difensiva per garantire la sicurezza della navigazione, incluso l’accompagnamento delle navi commerciali e la prevenzione di interferenze lungo la rotta. Allo stesso tempo, chiede all’Iran di cessare immediatamente gli attacchi contro infrastrutture civili e traffico marittimo. L’incertezza sull’esito del voto è rimansta fino all’ultimo. Russia e Cina alla fine hanno deciso di esercitare il veto invece dell’astensione, come già avvenuto in una precedente risoluzione sulla stessa crisi. Il voto è arrivato in un momento di massima tensione, con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump che aveva fissato un ultimatum a Teheran per riaprire lo stretto. Anche se fosse stata approvata, la risoluzione rischiava di arrivare ormai in ritardo e avere un impatto limitato sul terreno, ma rappresentava comunque un test politico cruciale per la capacità del Consiglio di Sicurezza di agire in una crisi sempre più globale.

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