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Sanità, a Roma summit itinerante sulle mutilazioni genitali femminili



MILANO (ITALPRESS) – No alle mutilazioni genitali femminili, sì all’integrità fisica, psicologica e sessuale della donna. E, quando la violenza e il sopruso sono già stati commessi, sì alla ricostruzione. E’ questo il messaggio per la società civile e per le vittime che arriva in occasione della Giornata Mondiale della Tolleranza Zero contro le Mutilazioni Genitali Femminili, il 6 febbraio. “Secondo una stima dell’Università Bicocca di Milano, in Italia le donne vittima di mutilazioni genitali sono quasi 88.000”, dice Francesco Stagno d’Alcontres, presidente della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva-rigenerativa ed Estetica, che in occasione della Giornata internazionale organizza a Roma, presso il Palazzo Giustiniani, il Summit Itinerante sulle Mutilazioni Genitali Femminili, con il patrocinio del Senato. “Basta questo numero – prosegue Stagno d’Alcontres – a spiegare l’urgenza della domanda a cui in quanto esperti di ricostruzione e rigenerazione siamo chiamati a rispondere”. Un numero di vittime che, a livello mondiale, è impressionante: oltre 200 milioni di donne mutilate vive oggi, in base ai dati del Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (Unfpa) e dell’Unicef. A seconda del tipo di mutilazione subita, le vittime si trovano infatti a fronteggiare nella vita quotidiana problemi urinari, ginecologici e limitazioni funzionali, tra cui in alcuni casi la difficoltà a camminare. Per fortuna, però, la ricostruzione e il recupero sono possibili. “Lo sviluppo della medicina e chirurgia rigenerativa rendono possibili traguardi fino a poco fa inimmaginabili – sottolinea Stefania de Fazio, presidente eletto della Sicpre e nel 2019 ideatrice del Summit -. Con la trasposizione dei lembi è possibile ricostruire le piccole e grandi labbra. Grazie alle cellule staminali adulte presenti nel nostro grasso, che vengono trasferite con un autotrapianto, le cicatrici lasciate dalla mutilazione possono essere migliorate, curate, ridotte. Ecco perchè chiediamo l’aggiornamento della legge Bonino: per fare entrare il chirurgo plastico nel team multidisciplinare di cura dedicato a questi casi e per dare finalmente a queste donne la possibilità di una vita completa e normale. Un messaggio che in Italia è fondamentale divulgare, perchè nel nostro Paese le vittime di mutilazione che chiedono di essere ricostruite sono ancora pochissime”.

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