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Ricci ricorda Drive In, lo show che ha rivoluzionato il piccolo schermo



MILANO (ITALPRESS) – “Se dovessi fare un paragone, Drive In è stato come l’arrivo dell’Iphone oggi: una sorta di viralità prima di Internet. Aveva una comicità molto diretta e surreale e una satira anche politica che oggi è difficile trovare in giro”. Insomma Drive In, il celebre programma ideato da Antonio Ricci diventato un cult negli anni ’80, è stato quasi una rivoluzione per la TV. A dirlo però non è uno dei protagonisti dello show, ma qualcuno che all’epoca aveva circa 6 anni e lo guardava con tutta la famiglia: Alessandro Cattelan. Il suo entusiasmo per l’eredità di Drive In si inserisce alla perfezione in questi giorni nei quali ricorre il 40° anniversario dall’inizio del programma di Italia 1. E proprio su questo importante anniversario per il piccolo schermo che si è tenuto oggi all’Università Cattolica di Milano il workshop “40 anni di Drive in. La trasmissione che ha cambiato la storia della TV”. In un’aula affollata di numerosi studenti, l’eredità di Drive In è stata raccontata oltre che da Cattelan dalle conduttrici televisive Barbara Palombelli e Victoria Cabello e dal massmediologo Carlo Freccero. Ma l’ospite d’onore non poteva che essere il padre di Drive In: Antonio Ricci. Ma come è nato un programma che ha ridere milioni di spettatori? Uno show che, è doveroso ricordare, ha avuto un cast di attori e comici di grande peso: Gianfranco D’Angelo, Giorgio Faletti, Ezio Greggio, Carmen Russo, Massimo Boldi. Teo Teocoli, Sergio Vastano, Enrico Beruschi. Per Ricci, il segreto sta negli consigli che gli ha trasmesso Enzo Trapani. “Era un regista ribelle ritenuto un teppista dalla Rai. Ricordo che davanti al cavallo della Rai mi disse: ‘qui dentro ci sono 20mila persone che lavoreranno contro di tè – ha raccontato Ricci – Mi ha insegnato che è talmente importante e costoso mettere in piedi una produzione che non puoi interromperla a meno che non procuri enormi danni: quindi se hai in mano la tua idea, devi andare avanti perchè se ti fermi i danni economico-industriali sono enormi. Ho imparato a montare e sapevo cosa potevo fare. Grazie a lui, sono entrato dalla porta principale del varietà, ma ho sempre tenuto in mente i suoi insegnamenti anche con Drive-In”. Come ha sottolineato Carlo Freccero, il tratto distintivo del programma e perno di quel cambiamento di estetica e linguaggio nella TV riconosciuto dallo stesso Umberto Eco è stato il ritmo intenso dei contenuti. “In una puntata di Drive In da 90 minuti c’erano ben 50 situazioni diverse e ognuna andava scritta. C’erano attori che scrivevano da soli, attori che scrivevano fino ad un certo punto e altri che in fase di scrittura andavano assistiti in toto” , ha spiegato Ricci aggiungendo che “la satira politica era determinante, ma la novità era che lo spettatore non si era mai trovato davanti ad un ‘bombardamentì del genere, tutto era condensato in un ritmo infernale”. Poi Ricci si è concesso una battuta: “nessuno sapeva cosa facessimo. Quando ci hanno scoperti, era già passato un anno. Non potevamo tornare indietro e tutti i comici della Rai cominciarono a dire ‘perchè non lo facciamo anche noi?”. Ma è stata Barbara Palombelli a ricordare cosa ha significato Drive In per gli italiani. “Il 1983 fu un anno di rottura: per la prima volta si passava da un governo guidato dalla DC ad uno con il socialista Bettino Craxi. Ma venivamo anche da una guerra, quella contro il terrorismo. C’era quindi voglia di vivere e ridere – ha dichiarato – Quello che cambiò Drive In fu l’idea di divertirsi stando in casa: era una rivoluzione, ma anche un commento alla società di fuori”. Per Victoria Cabello “Drive In ha tratteggiato gli italiani in maniera precisa e forse il suo successo è dovuto proprio al fatto che molte persone ci si riconoscevano. Chi ha vissuto drive in, ancora oggi si ricorda i tormentoni, i comici…”. Un programma quindi che parlava agli italiani, ne faceva satira, li faceva divertire. Ma il cuore pulsante dello show era, come ha affermato Ricci, “una presa in giro degli americani”. “All’epoca vedevo l’Italia come il possibile parcheggio delle testate nucleari americane. Così abbiamo fatto una satira sugli anni di Reagan e dei denari facili – ha spiegato – Le ragazze del Fast food erano vestite come le pin-up americane. Quello che colpiva era l’ironia delle ragazze: c’era Carmen Russo che recitava la svampita in maniera così distaccata e divertente. Volevo che Drive In per i colori avesse la trama di Topolino: la vittoria dei colori sul grigio. Una trasmissione come Drive In oggi sarebbe impossibile da replicare: non tanto per i contenuti o per i personaggi emergenti da inserire, ma perchè mettere insieme una produzione di grande peso è molto pesante”.



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