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Malattie del fegato in aumento, alcol allarme sociale




ROMA (ITALPRESS) – Il fegato è la ghiandola più voluminosa del corpo umano: pesa 1-1.5 kg, è connesso all’apparato digerente e svolge funzioni essenziali per il metabolismo, la difesa dell’organismo e l’eliminazione delle sostanze tossiche. Tra i suoi compiti principali c’è la produzione di bile, fondamentale per la digestione degli alimenti e l’assorbimento delle vitamine che si sciolgono nei grassi. Il fegato svolge un ruolo chiave nella produzione e inattivazione degli ormoni che regolano la funzione di molti organi, e rappresenta inoltre una sorta di cassaforte energetica. Al suo interno si trova infatti un’importante riserva di glicogeno, il nostro principale carburante. La salute del fegato è fondamentale per la salute dell’organismo, ma è minacciata da alcune malattie causate da virus, sostanze chimiche e soprattutto dall’alcol e disturbi metabolici, un insieme di cause in grado di provocare infiammazione acuta e cronica con potenziale esito in cirrosi e tumori. Negli ultimi anni l’alcol ha generato un vero e proprio allarme sociale, in quanto nove milioni di italiani lo consumano in eccesso. Sono questi alcuni dei temi trattati dal professor Massimo Colombo, uno dei più famosi epatologi italiani, con nel curriculum la direzione del dipartimento di gastroenterologia del Policlinico di Milano, la direzione del centro per la ricerca transazionale in epatologia di Humanitas e del Liver Centre del San Raffaele, intervistato da Marco Klinger, per Medicina Top, format tv dell’agenzia di stampa Italpress. “Il fegato grasso è il problema che sta affliggendo la sanità mondiale, il 25% della popolazione adulta nel mondo è portatore di questa malattia – ha esordito – Si tratta delle cellule epatiche perse e trasformate in grasso, causato da eccesso di calorie accoppiato a sedentarietà, dalla predisposizione genetica, dall’alcol e dalle malattie concomitanti. Il problema è che nel 5% dei casi tende a diventare cirrosi e nei più sfortunati anche il tumore primitivo del fegato”. Una delle cause delle malattie del fegato, come in molti sanno, è l’alcol: “In Italia 9 milioni di persone bevono in eccesso. Non è tanto il classico bere sociale – ha spiegato Colombo – ma quello che succede ai giovani, che stanno seguendo la moda anglosassone del bere smodato addensato in poche ore. Dopo alcuni anni di questo comportamento il fegato si ammala in modo cronico e una semplice bevuta può divenire una epatite severa alcolica, malattia che può essere mortale in un terzo dei casi. La gestione del paziente che abusa di alcol è multidisciplinare”, ha ricordato il professore. “E’ una malattia sistemica, non esiste una dose tollerata, l’OMS dice che nessuna dose di alcol è innocente. 20 grammi al giorno per la donna, 40 grammi per gli uomini rappresentano l’avvicinarsi al problema medico”, ha spiegato. E sulla predisposizione genetica: “Esiste una eterogeneità genetica, vuol dire che popolazioni diverse reagiscono diversamente verso l’alcol per quanto riguarda la malattia del fegato – ha sottolineato – La donna è vulnerata maggiormente, statisticamente le popolazioni orientali non reggevano l’alcol, quelle del nord bevono molto di più. Loro bevono eccessivamente e non fanno nemmeno sorveglianza per cirrosi e cancro del fegato, muoiono prima di epatite fulminante”. Esistono diversi tipi di epatite, come ricorda Colombo: “Noi siamo fieri di quanto abbiamo fatto per contrastare l’epatite virale B, abbiamo introdotto da primi nel continente la vaccinazione obbligatoria, ne gira ancora nascosta nella popolazione ma è imbrigliata da farmaci potenti – ha riconosciuto – Abbiamo curato circa 270.000 persone di epatite C, ma siamo in ritardo sulla tabella di marcia dell’OMS, purtroppo non siamo nella zona verde, che comprende chi ce la farà a stare al passo entro il 2030”. “L’epatite C ora si prende coi tatuaggi, mi spiace dirlo. L’epatite virale E è conosciuta molto poco dalle persone, per noi è la causa numero uno al mondo di infezioni epatiche, sono 30 milioni all’anno nel mondo, decine di migliaia in Italia – ha aggiunto Colombo – Raramente uccide, ma è molto raramente cronicizzata. In Italia la si prende consumando la carne di maiale e di cinghiale non cotta, in Oriente con le fonti idriche inquinate, e lì c’è un vaccino riconosciuto dalla Cina ma non da noi. In Italia, diventando il nostro un paese ricco ed evoluto con un’igiene in crescita, l’epatite A viene contratta solo in età adulta con comportamenti discutibili, c’è un vaccino sicuro e potente e le regioni lo mettono a disposizione gratuitamente quando si ha già una malattia cronica di fegato o venendo a contatto con zone pericolose a livello di viaggi”. Un fattore di rischio è legato anche ai flussi migratori e agli scarsi screening nei territori di provenienza dei migranti: “Abbiamo sei milioni di persone nate in realtà geografiche diverse dalla nostra, ma essendo italiani sono identificati da noi. I flussi migratori illegali, invece, complicano le cose – ha spiegato – Le cure per l’epatite C sono costose, questi individui transitano per poco tempo da noi e non puoi così ‘catturarlì e curarli”. Infine, uno sguardo ai sintomi di una malattia del fegato: “La stragrande maggioranza degli individui con una malattia cronica metabolica non ha alcun segno specifico, vengono identificate per caso – ha concluso Colombo – Le infezioni acute possono essere invece sintomatiche, i segni caratteristici sono la colorazione gialla della pelle degli occhi, il prurito, la stanchezza, il fegato un pò ingrandito”.


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