ROMA (ITALPRESS) – “Ma davvero voi credete che con questa riforma il governo intenda mettere la magistratura sotto il potere esecutivo? Ieri ho usato davanti al presidente della Repubblica il termine “blasfemo” che ripeto e confermo, perché ritengo il Parlamento una istituzione sacra. Noi abbiamo enfatizzato l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. Attribuire al Parlamento una volontà che nessuno ha mai voluto e che è scritta esattamente al contrario è una blasfemia ed è anche irriverente”. Così il ministro della Giustizia Carlo Nordio, nel suo intervento durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario a Milano, replicando al presidente della Corte d’Appello, Giuseppe Ondei.
“Questa legge non è fatta per punire la magistratura e non è fatta per rafforzare il Governo, che non ha bisogno di essere rafforzato – ha spiegato Nordio -. È una riforma fatta per costituire l’epilogo del codice di procedura penale voluta da Vassallo, se vinceranno i no accetteremo serenamente l’esito del referendum, se vinceranno i sì, dal giorno dopo inizieremo un dialogo con magistratura, avvocatura e mondo accademico per la seconda parte della riforma, la parte attuativa. Siamo disponibilissimi al dialogo”.
“Nessuno ha mai preteso che questa riforma potesse incidere sull’efficienza e sulla rapidità dei processi. Incide su altre cose, non su questo, però su questo abbiamo fatto molto e stiamo facendo molto. Entro il 2026 avremo colmato gli organici dei magistrati dalla prima volta dall’istituzione della Repubblica”.
CORTE D’APPELLO DI ROMA “MAI COME OGGI TOGHE APPAIONO VULNERABILI”
“Il ruolo delle Corti e dei giudici è più che mai centrale e determinante. E tuttavia mai come oggi le Corti appaiono fragili e vulnerabili, esposte alle censure di un senso comune che le descrive come una minaccia e una trappola per l’esercizio dei pubblici poteri. Invece che come un insostituibile regolatore della complessità sociale”. E’ quanto si legge nelle conclusioni della relazione del presidente della Corte d’Appello di Roma, Giuseppe Meliadò, in occasione della cerimonia di apertura dell’anno giudiziario, in corso pressi l’aula Europa nella capitale.
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