MILANO (ITALPRESS) – “Se mi date sei è terribile. Posso capire tre, ma sei no”. Dargen D’Amico ironizza sulle pagelle date dalla stampa ad “AI AI”, brano con cui torna per la terza volta al Festival di Sanremo e che anticipa il nuovo album “Doppia mozzarella”, in uscita il 27 marzo.
Il titolo fa riferimento all’intelligenza artificiale: “Alla base del brano, che ho scritto a puntate, senza intelligenza artificiale, c’è un grosso dubbio su cosa ci succederà quando la macchina prenderà il controllo”, spiega l’artista. “Nonostante l’intelligenza artificiale stia entrando in maniera molto forte nelle nostre vite, non c’è un vero confronto sui pericoli. Alcuni giochi mettono i bambini di fronte a uno shock e al rischio di manipolazione, oltre alla possibilità che qualcuno si inserisca dall’esterno”, osserva il cantautore che, più volte, parlando ironizza più volte sull’immagine fake diffusa dalla Polizia di Stato di due poliziotti abbracciati dopo i disordini della manifestazione di Torino.
“Faccio questa battuta sulla fotografia e la sto ripetendo perché per me è dell’inverosimile che sia successa questa cosa e non se ne parli”, dice. “Si è parlato tantissimo degli scontri, giustamente, ma di quello che è successo con questa fotografia, che ha segnato una svolta epocale, non sento dibattiti”. Per Dargen il punto è semplice e insieme destabilizzante: “Significa che non possiamo più fidarci di quello che vediamo. Che tutto quello che succederà da qui in avanti potrebbe non essere vero”.
Un passaggio che collega direttamente la canzone al tema della post-verità. “Finché abbiamo la possibilità di parlare di verità, prima che diventi tutto post-verità, dobbiamo farlo”, aggiunge, spiegando anche la scelta di citare il Vangelo nel testo: “E’ un richiamo alle parole antiche in un tempo in cui le immagini possono essere manipolate”.
Il tema non resterà confinato alla canzone. Durante la settimana del Festival uscirà “AI AI – Short Documentary”, progetto editoriale e visivo che estende la performance musicale a un’indagine sul presente. “Ho interpellato specialisti che si occupano di intelligenza artificiale. Abbiamo affrontato tre macrotemi: il futuro della creazione artistica, il rapporto uomo-macchina e la sanità. Se l’IA può rendere davvero democratico l’accesso alle cure”.
Musicalmente “Ai Ai” si muove su sonorità che rimandano alla fine degli anni Settanta, quando “il computer cominciava ad avere un peso nella produzione musicale”. Una scelta che diventa metafora: “Mi sembrava una bella immagine per raccontare il mondo nel quale viviamo”, dice. Il ritorno all‘Ariston, dopo le partecipazioni del 2022 e del 2024, per Dargen D’Amico non è una zona di comfort, anzi. “Sanremo è come essere nudi in pubblica piazza – ammette -. A Sanremo devi essere coerente con te stesso, anche se rappresenti una minoranza. Io sono stato sincero”.
Nella serata dei duetti salirà sul palco con Pupo e Fabrizio Bosso per reinterpretare “Su di noi”. “Volevo utilizzare quel palco per un messaggio di unione. La musica nasce dalla necessità di stare insieme intorno a un fuoco. E noi abbiamo più cose in comune di quelle che ci distinguono”, dice.
Sul fronte Eurovision, Dargen non si sbilancia, ma il tema resta sullo sfondo. “Io credo che prima di tutto bisogna essere sinceri sul palco in cui ti trovi. Se il messaggio è chiaro e sei coerente, poi il resto viene. Non si può scrivere una canzone pensando già a dove dovrà arrivare”, dice ribadendo che per lui il nodo non è la competizione ma il contenuto: “In questo momento è più importante capire che uso facciamo degli strumenti che abbiamo, dall’intelligenza artificiale ai palchi internazionali. Il problema non è andare lontano, è sapere cosa stai dicendo”.
E se qualcuno pensa che la sua sia solo una festa pop, Dargen ribalta la prospettiva: “La vita è intreccio di tragedia e commedia. Io cerco di rappresentarlo restando coerente con il tempo in cui vivo“.
Intanto l’album Doppia mozzarella – titolo che usa l’ironia per parlare di bisogni indotti e sovraccarico di stimoli – arriva a chiudere un lavoro di due anni. “Forse è l’ultimo disco che farò prima dell’avvento pieno dell’intelligenza artificiale nella produzione musicale. Ho provato a scrivere testi con l’IA. È troppo pulita, troppo netta. Mancano gli errori che mi piace mettere”, conclude scherzando, ma non troppo.
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