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Congestione nasale, se cronica causa disturbi respiratori e del sonno




ROMA (ITALPRESS) – Raffreddore, influenza e Covid, ma anche allergie. Sono tante le malattie, soprattutto in inverno, che portano con sè la difficoltà o addirittura l’impossibilità di respirare con il naso. La congestione nasale è fastidiosa quando è passeggera, ma quando si presenta nella forma cronica può creare veri problemi. La causa che la determina è l’infiammazione delle vene poste nella mucosa nasale, chiamate seni venosi: l’infiammazione provoca infatti la dilatazione dei seni venosi che vanno così a ostruire la cavità delimitata dal setto e i turbinati, impedendo il normale flusso dell’aria. Respirare male espone a un rischio maggiore di contrarre le malattie che colpiscono il primo tratto delle vie respiratorie e soprattutto incide sulla qualità del sonno, che diventa frammentato e non più ristoratore. Sono questi alcuni dei temi trattati dal professor Luca Malvezzi, specialista in otorinolaringoiatria presso l’istituto Humanitas di Rozzano e la Clinica San Pio X di Milano, dove è responsabile del reparto di otorinolaringoiatria, intervistato da Marco Klinger, per Medicina Top, format tv dell’agenzia di stampa Italpress. “Sono tantissimi i pazienti che si rivolgono a noi, circa uno su due può avere una problematica respiratoria – ha esordito – Tutte le patologie delle vie respiratorie, anche quelle alte, sono per definizione occupazionali e possono avere un’incidenza anche il clima e l’inquinamento, per esempio a Milano non è l’ideale”. Un’attenzione, quella nei confronti della respirazione, che sta sempre più prendendo spazio: “Abbiamo imparato a rispettare il naso e a dare più valore alla patologia nasale. Chi respira con la bocca aumenta la resistenza all’inspirazione di due volte e mezzo e perde il 15% di ossigenazione del sangue – ha sottolineato Malvezzi – Questo si ripercuote sul nostro organismo, a partire dalla stanchezza e da un sonno poco ristoratore. In effetti, respirare male e ossigenare male il sangue nutre meno le nostre cellule e aumenta lo stato infiammatorio, diminuendo la capacità di controllo del sistema immunitario. Dopo la cute, le vie respiratorie sono il tratto più esposto all’esterno – ha aggiunto – Il mix diabolico è quindi tra ostruzione, quindi anatomia, e congestione, quindi infiammazione”. E sugli esami diagnostici a disposizione per chi soffre di cattiva respirazione: “E’ cambiata la medicina, oggi sempre di più si parla di percorsi personalizzati – ha ricordato il professore – Nel nostro ambito, l’otorino moderno deve avere a disposizione fibre ottiche, per l’esame endoscopico, poi abbiamo gli esami dinamici, per esempio la rinomanometria, che studia i flussi d’aria in ingresso e uscita dal naso, la citologia nasale, un esame semplice in laboratorio in cui si raccoglie il tessuto mucoso e si studia l’infiammazione”. “Noi andiamo soprattutto a studiare la via di drenaggio tra il naso e i seni paranasali, che spesso non raccoglie la patologia ma ha una rappresentazione anatomica talmente complicata da innescare la stessa patologia – ha precisato – Strutturalmente modifichiamo la comunicazione tra il naso e i seni paranasali, creando uno spazio maggiore in modo tale che i farmaci possano agire in modo adeguato”. Infine, sull’incidenza di una respirazione non ottimale nella pratica sportiva: “Nell’attività anaerobica, come lo scatto del centometrista, l’utilizzo del naso è praticamente pari a zero, si fanno al massimo due respirazioni orali – ha concluso – Nell’attività aerobica è importante invece avere il naso libero, anche perchè chi dorme male non ottiene poi risultati”.


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