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Arcivescovo di Malta, Chiesa riveda regole su matrimonio preti




LA VALLETTA (MALTA) (ITALPRESS/MNA) – L’arcivescovo della diocesi maltese, monsignor Charles Scicluna, ha dichiarato che la Chiesa dovrebbe esaminare la possibilità di rivedere le sue regole per consentire ai preti cattolici la possibilità di sposarsi. Tuttavia, ha riconosciuto che solo il Papa ha l’ultima parola su queste questioni. Monsignor Scicluna ha confermato di avere già parlato apertamente in Vaticano, aggiungendo però che questo è il momento giusto per “discutere seriamente la questione”. In un’intervista con The Times of Malta, l’autorevole prelato vaticano, ha aggiunto che il celibato ha ancora e continuerà ad avere un posto nella Chiesa, ma ha detto di aver imparato dall’esperienza che anche ai sacerdoti dovrebbe essere data la possibilità di sposarsi, proprio come nelle Chiese di rito orientale. “E’ stato facoltativo per il primo millennio di esistenza della Chiesa e dovrebbe diventare di nuovo facoltativo”, ha detto. Ha riconosciuto che “un uomo può maturare, impegnarsi in relazioni, amare una donna. Allo stato attuale, deve scegliere tra lei e il sacerdozio, e alcuni preti affrontano questa situazione intraprendendo segretamente relazioni sentimentali. Questa è una realtà globale; non succede solo a Malta. Sappiamo che ci sono preti in tutto il mondo che hanno anche figli e penso che ce ne siano anche alcuni a Malta che potrebbero averli”. L’arcivescovo e avvocato, 64 anni, oltre a guidare la Chiesa a Malta, è anche segretario aggiunto del Dicastero per la Dottrina della Fede della Santa Sede. Viene spesso convocato da Papa Francesco per avviare indagini su alcuni dei casi di abusi internazionali di più alto profilo nella Chiesa. Nel 2019, il Sinodo dei vescovi ha votato a stragrande maggioranza per consentire agli uomini sposati nella regione amazzonica di diventare sacerdoti per contribuire a soddisfare i bisogni della Chiesa locale. L’arcivescovo di Malta ha affermato, tuttavia, che il Papa ha ragione nell’insistere che tale cambiamento non dovrebbe mirare a mitigare la crisi vocazionale.

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