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Venezia, in concorso “Chiara” di Susanna Nicchiarelli



VENEZIA (ITALPRESS) – In una Mostra che si potrebbe dire molto “francescana”, dopo il “Padre Pio” di Abel Ferrara (presentato nelle Giornate degli Autori) e i pellegrinaggi di Papa Francesco “In viaggio” ricostruiti da Gianfranco Rosi, arriva nella giornata conclusiva del Concorso Venezia 79 la “Chiara” di Susanna Nicchiarelli. Il film è il ritratto di una santa, che fa miracoli, e di una donna, che fa una scelta di vita controcorrente, battendosi per la sua idea e la sua visione sino in fondo. “Chiara” è il terzo tassello di un mosaico che la Nicchiarelli sta componendo su figure femminili reali che hanno avuto un rapporto netto con le proprie esistenze e che hanno lasciato una testimonianza importante. Dopo il bellissimo “Nico 1988”, in cui offriva il ritratto di un’artista complessa e storicamente trasversale come Christa Paffgen, in arte Nico appunto, e dopo aver raccontato in “Miss Marx” la storia di Eleanor Marx, la figlia più piccola di Karl, la regista si dedica con “Chiara” a una figura che si muove nella sfera della spiritualità, lasciando però che la dimensione religiosa della santa dialoghi continuamente con la concretezza della storia di una giovane donna che rinuncia ai suoi privilegi per seguire la spinta ideare e spirituale offerta dall’esempio di Francesco d’Assisi. Affidandosi all’interpretazione moderna e energica di Margherita Mazzucco (che abbiamo imparato ad apprezzare come la Elena di “L’amica geniale”), Susanna Nicchiarelli si spinge in una ricostruzione storica che tiene fede all’estetica del XIII Secolo italiano, senza mostrare alcuna ossessione storicistica nella ricostruzione, ma trovando nel pauperismo degli ambienti la chiave d’accesso a una sorta di astrazione ideale che riecheggia anche nelle scelte medievali della musica e nell’attenzione per gli aspetti linguistici. Basandosi su dialoghi scritti tra italiano volgare e passaggi in latino, il film ricostruisce il percorso di Chiara dalla rinuncia alla vita secolare sino agli eventi che la videro guidare le altre donne che, come sorelle, si unirono alla sua scelta di vita, arrivando al momento in cui il Papa le diede il permesso di scrivere una sua regola, istituzionalizzando il suo ordine. Susanna Nicchiarelli punta molto sulla rappresentazione di una donna che, nel cammino di una santità testimoniata dalla narrazione di tanti suoi miracoli, appare più rigorosa e determinata dello stesso Francesco nella scelta egualitaria, nel rifiuto di un sistema gerarchico nel proprio ordine, nella necessità di testimoniare la propria fede di fronte a un mondo di disuguaglianze. Il film risponde a un impianto chiaramente ideologico, nel senso che sceglie di fare di Santa Chiara l’icona di una religiosità femminile forte e all’avanguardia. A scapito di un San Francesco che viene invece rappresentato come una figura molto più esile, fragile sia nel corpo che nella tenuta delle sue convinzioni rispetto ai compromessi con la Chiesa. Rifiutando opportunamente tutta l’iconografia romantica legata alla rappresentazione del rapporto tra Francesco e Chiara, Susanna Nicchiarelli realizza un film che cerca un dialogo tra la modernità della figura della santa e l’attenzione a una ricostruzione storica rigorosa e coerente, anche se non mancano alcune spinte modernistiche che appaiono fuori luogo e finiscono per sbilanciare l’equilibrio dell’insieme.

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