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Venezia apre con “White Noise”, DeLillo riletto da Baumbach



VENEZIA (ITALPRESS) – Spira l’aria dei tempi al Lido di Venezia e l’apertura della 79ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica è nel segno delle grandi paure – prima fra tutte quella della morte – che alimentavano il romanzo familiare con catastrofe e delitto di Don DeLillo, “White Noise”, “Rumore bianco” in Italia. Produzione Netflix, protagonista assoluto Adam Driver a garantire la qualità di un film di ampio respiro che porta la firma di Noah Baumbach, autore solitamente più minimale, che ha affrontato con verve la prova di una trasposizione non troppo facile. La scelta è stata quella di tenersi sostanzialmente fedele al testo di DeLillo, orchestrando un film che si spinge nell’immaginario anni ’80, oggi tanto in voga tra cinema e serie, avendo chiaramente negli occhi la contemporaneità degli ultimi tre anni, fatta di quarantene, mascherine, paura diffusa e invasiva…

Il tema della catastrofe come catalizzatore di paure intime e collettive è al centro del romanzo di DeLillo, che si spinge nel cuore americano, in una famiglia del Midwest in cui si agita una piccola folla che ruota attorno a Jack Gladney, esimio professore universitario che deve la fama accademica ai suoi studi su Hitler. La sua vita ruota attorno a Babette, che è la sua quarta moglie, e entrambi condividono un nugolo di figli avuti nei precedenti matrimoni e una profonda paura della morte, che tutto sommato è il vero collante della loro unione. Proprio questa paura si concretizzerà nella seconda parte del film prima nella forma di una nube tossica generata da un incidente ferroviario, che costringe l’intera città a una rutilante evacuazione, e poi nello spettro di un farmaco clandestino, il Dylar, capace di annientare il timore della morte, che diventa l’ossessione prima di Babette e poi dello stesso Jack. Baumbach costruisce il film attorno alla figura di Gladney, che ha l’aspetto allampanato di un Adam Driver qui un po’ imbolsito e si fa carico del ritmo intenso di ogni scena, basata su strutture dialogiche molto intense, come sempre nei film del regista. Accanto a lui c’è la Babette di Greta Gerwig, compagna dell’autore e sua vera e propria musa ispiratrice. Il testo di DeLillo, che è del 1985, si calava pienamente nella temperie contemporanea e raccontava un’America che ancora viveva intimamente le paure invasive di un mondo in endemico conflitto. Tutto questo viene ripreso fedelmente nel film ma anche elaborato in chiave metaforica, come lettura di una realtà attuale che diffonde la paura come una nube tossica incontrollabile. Ma c’è anche una riflessione sul destino di un’umanità costretta a seguire il flusso di comportamenti indotti, prescritti da imposizioni sociali e da eventi comandati dal caso e dalla determinazione. Baumbach costruisce una sorta di commedia drammatica con venature surreali, che nel passaggio dalla pagina allo schermo rischiano di subire un sovraccarico di tensione simbolica e un eccesso di spinta propulsiva. “White Noise” è un film coinvolgente sino all’ultima scena (fondamentale la coreografia nel supermarket che anima i credit finali), in cui però si soffre un certo accumulo dialogico e di situazioni corali. Il film sarà disponibile su Netflix a partire dal 30 dicembre.

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