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Cannes, Indiana Jones nelle spire del tempo



CANNES (ITALPRESS) – È tutta una questione di tempo, magie del passato e del futuro per ingannare il presente: eccolo sulla Croisette, Indy, l’archeologo più affascinante, cool, avventuroso e sapiente di sempre, ovvero Harrison Ford sotto il cappello e con la frusta in mano che ritorna, in piena forma. Entusiasmo, affetto e applausi a Cannes 76 per l’attesissima prima mondiale di “Indiana Jones e il Quadrante del Destino”, quinto capitolo della saga iniziata 42 anni fa dalla coppia Lucas & Spielberg, insperato ritorno di un eroe ormai in là negli anni eppure pronto, pur con qualche reticenza, a lanciarsi di nuovo all’inseguimento dell’ennesimo fantastico reperto, capace di aprire le porte dei misteri dell’universo.

Non è più l’Arca della Sacra Alleanza a muovere i suoi passi, ma il Quadrante del Destino, e alla base di tutto non c’è un potere divino, ma un calcolo matematico e un ordigno inventato nientemeno che da Archimede, che si immagina capace di far compiere viaggi nel tempo. A contenderlo però, ora come allora, ci sono sempre loro: i nazisti, tronfi del loro potere, sulla cui strada si pone, immancabilmente, Indiana Jones. Il vilain di turno è Jurgen Voller, implacabile archeologo tedesco interpretato da Mads Mikkelsen, che cerca di mettere insieme le due parti del Quadrante per risollevare le sorti del conflitto di Hitler. Ed è tutto un immancabile e rutilante correre dietro al prezioso reperto attraverso l’Europa, dalla Grecia alla Sicilia, in una serie di agguati, trappole, passaggi di mano e di sorte che culmineranno prima nell’Orecchio di Dionisio, a Siracusa e poi si spingeranno in un altro tempo e in un altro spazio… Perché il magico potere del Quadrante non è una pura ipotesi, ma serve davvero a individuare i varchi temporali e Indy con tutta la schiera di amici e nemici ne attraverserà uno.

Lo spettacolo è tondo, pieno, convinto: la regia di James Mangold è sincera e sta al gioco con immediatezza, lavorando con le citazioni ma elaborando bene i déjà vu che una saga come questa lunga quarant’anni immancabilmente produce. Il lavoro sull’eroe senescente e stanco, del resto, Mangold lo ha già affrontato con determinazione anni fa in “Logan” e qui ha per le mani una figura che nasce già nel segno dell’indisponenza e dell’ironia, che ben si adatta alla reticenza con cui lo stanco Indiana Jones si concede all’avventura in cui viene trascinato da Helena Shaw, l’intraprendente figlia dell’amico di Indy Basil Shaw (Toby Jones), la quale un po’ avventuriera e un po’ studiosa è sulle tracce del Quadrante. Harrison Ford, che nelle prime sequenze ambientate negli anni ’40 è ringiovanito digitalmente, si concede alla vecchiaia del suo eroe con semplicità e rende un buon servizio al film, affiancato da Phoebe Waller-Bridge che interpreta Helena con gioiosa ironia, candidandosi per un possibile passaggio di consegne al femminile.

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