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“Blonde”, Dominik porta a Venezia la Marilyn di Ana de Armas



VENEZIA (ITALPRESS) – Calvario biondo platino per la Marilyn messa in scena da Andrew Dominik in “Blonde”, in Concorso oggi a Venezia 79. La produzione è Netflix, alla base c’è l’omonimo libro di Joyce Carol Oates pubblicato in Italia dalla Nave di Teseo, sullo schermo c’è Ana de Armas che regge con coraggio le due ore e quaranta minuti di questo biopic scritto come un canto intimo in immersione nello spirito dolente della star hollywoodiana più amata e desiderata di tutti i tempi. Il film è un percorso nell’esistenza turbata di Norma Jeane, partendo dall’infanzia accanto alla madre segnata da gravi problemi psichici, sino ad arrivare al fatidico letto in cui fu trovata priva di vita il 4 agosto del 1962. Tutto è mostrato da Andrew Dominik in una prospettiva soggettiva, inscritta negli stati spesso alterati della coscienza della diva, esposta nel suo corpo bellissimo, abusata nella sua fragilità e dolcezza, incapace di imporre la sua personalità. Una storia triste che ha per coprotagonista il grande buco lasciato nella star dall’assenza di quel padre al quale per tutto il film si rivolge in cerca di amore e comprensione. Il rapporto con la madre, che pure fu molto importante per Norma Jeane, resta relegato alla scena iniziale e a un paio di momenti in cui Norma va a trovarla nell’ospedale psichiatrico in cui fu ricoverata. Il suo cammino nel mondo del cinema è narrato in una modalità quasi rapsodica, attraverso il filtro soggettivo della sua sensibilità violata: i produttori che abusano fisicamente di lei, i primi provini in cui i suoi sforzi per farsi apprezzare vengono derisi, i successi, i set con Billy Wilder, l’incontro con Joe DiMaggio e il matrimonio finito male, la lunga relazione che la legò in un triangolo sentimentale a Charles Chaplin Jr. e Edward G. Robinson Jr. Il film punta molto sul desiderio di maternità di Norma Jeane, gli aborti subiti in nome della carriera o per disgrazia, che segnano la sua coscienza e la tormentano. L’incontro con Arthul Miller è narrato come una parentesi di gioia destinata a infrangersi nella rischiosa frequentazione del Presidente Kennedy, protagonista di una scena di sesso volgare e al contempo ridicola. La Marilyn Monroe raccontata in “Blonde” è una sorta di eroina martirizzata nella sua personalità turbata, resa in una lunga narrazione soggettiva che ne racconta dall’interno la sofferenza, le paure, i deliri, le umiliazioni. Ana de Armas regge magnificamente lo sforzo drammatico di un personaggio complesso, ma il film risulta eccessivamente lungo, inutilmente ripetitivo nel suo insistere su alcuni temi portanti e stranamente superficiale nella resa di alcuni momenti chiave della sua esistenza, come l’incontro a New York con Lee e soprattutto con Paula Strasberg, le relazioni saffiche che ebbe con alcune star come Joan Crawford, gli incontri con Yves Montand o con Clark Gable, l’importanza che ebbe il set del suo ultimo film “Gli spostati”. Tutti elementi che restano fuori gioco in questa ricostruzione dolente e delirante del mito di Marilyn, che resta soprattutto come un’icona simbolicamente martirizzata degli abusi subiti da tutte le dive nel sistema hollywwodiano. “Blonde” sarà distribuito direttamente in streaming da Netflix a partire dal 28 settembre in tutto il mondo.

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