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  • redazione

ZION

di Simona Balduzzi





Titolo originale: Sion

Paese: US

Anno: 2018

Durata: 12min

Genere: cortometraggio documentario

Regia: Floyd Russ

Distribuzione: Netflix

Cast: Zion Clark, Gilbert Donahue, Kimberly Clark, Darese Sparkman, Kyle Murphy, Kenneth Schafer, Massillon Tigers Wrestling Team



“Il mio nome originale era Zion Zachariah Daniels. Non so esattamente cosa significhi Sion, ma so che è una montagna menzionata nella Bibbia. Anche enorme. Quindi immagino che significhi, tipo, robusto e forte”




Fruibile dal 10 Agosto 2018 sul colosso Netflix, “Zion”( 2018 ) , e’ il potente cortometraggio che documenta abilmente , in soli 12 minuti ,la vita di Zion Clark, colpito dalla sindrome di regressione caudale che lo costringe a vivere senza gambe. Il richiamo a “Murderball” (2005) - diretto da Henry Alex Rubin e Dana Adam Shapiro e’ immediato , ma “Zion” non e’ per questo meno impattante. Fin dalla prima immagine , si può apprezzare l’ottimo lavoro strutturato in soli 12 minuti : resta impressa l’immagine di Zion che si spinge dal pavimento della palestra per stare in piedi; lui che esordisce nella narrazione con una frase toccante e che non a caso si e’ fatto tatuare la scritta “No Excuses” sulla schiena. Non c’e’ molto di retorico quindi ; nessuna lacrima se non da parte di mamma e allenatore; le lacrime non sono per Zion, che ha scelto di essere ‘forte’. Ogni fermo immagine evoca la forza , sia metaforicamente che nel reale : Zion veicola rabbia, speranza e disperazione nel Wrestling . Un corto che veicola consapevolmente le immagini evocando emozioni precise e che non lascia nulla al caso: una narrazione che ammicca con lo spettatore, capace di creare in lui quella curiosità tipica di chi viene scosso nel profondo verso qualcosa che fino a poco prima gli era indifferente. Un empio? Viene da chiedersi come’ andata a finire con la ragazza che riesce ad invitare ad uscire con lui..



Trama

La vita di Zion Clark sembra un incubo: fin dalla nascita, e’ colpito da sindrome di regressione caudale che lo porta alla luce senza gambe; condizione aggravata dall’abbandono immediato da parte della madre , dopo la nascita. Affidato come un pacco scomodo a diverse famiglie affidatarie, Zion cresce pieno di disperazione e rabbia, anche per gli abusi subiti. Con una infinita fede in Dio, il ragazzo inizia ad affidarsi completamente alla simbologia del proprio nome, come chiave di re-interpretazione del proprio destino. Si dedica allo sport e con un po’ di fortuna, incontra un allenatore che lo prende sotto la sua ala per otto anni, portandolo ad importanti successi nel wrestling, che lo aiuteranno ad accrescere la fiducia in se stesso e ad aprirsi a nuovi rapporti sociali.


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